Intervista di Pierino Gallo a Francesca Rizzuto a proposito de “il Roseto di Kisgas” pubblicata su il blog macabor.blogspot.com
15 dic 2008 pubblicato da Redazione
1. Francesca Rizzuto, un nome divenuto ormai imprescindibile nel campo delle nuove sperimentazioni artistiche. Da oggi possiamo godere di altri tuoi capolavori, questa volta nell’ambito dell’editoria: i preziosi volumetti de “Il Roseto di Kisgas”. Vuoi spiegarci di che si tratta in particolare?
È una nuova collana di poesie al femminile curata da Bonifacio Vincenzi per conto di Aljon Editrice. Si tratta di una collana a tiratura limitata, che consta di 50 esemplari, realizzati e rilegati da me, non con la solita copertina cartacea, ma con copertina di rame pesante.
2- Dunque, un ulteriore tassello nel tuo già prolifico sodalizio con Aljon Editrice. Il tuo oggetto d’arte si fa prezioso scrigno di una raccolta poetica firmata Anna Maria Farabbi, La luce esatta dentro il viaggio. Quanto ha inciso il contenuto sulla creazione dell’oggetto-libro?
Diciamo relativamente poco, eccetto per il fatto che così come la poetessa si trova ad esplorare una nuova realtà, attraverso il suo viaggio in Namibia, anche io nella creazione del mio, mi sono avventurata ad esplorare la materia, conferendole un compito inconsueto da quello che solitamente potrebbe rivestire.
3- Spicca subito all’occhio, nell’osservare copertina e rilegatura, l’uso del rame. Perché proprio questo metallo?
Avevo già utilizzato questo metallo in altre opere, e in questa, ho voluto approfondire la sua attitudine ad essere adoperato anche in ambiti desueti.
Volendo parlare in termini simbolici, inoltre, ritroviamo il rame associato alla dea Venere; e quindi quale migliore analogia per addentrarci in una collana prettamente “al femminile”, come il “Roseto di Kisgas”?
4- Questo primo numero de “Il Roseto di Kisgas” esce in 50 copie, tutte rigorosamente artigianali e, per questo, uniche. Come hai affrontato il lavoro certosino sulla materia che una tale fatica comporta?
Sicuramente con molta pazienza e testardaggine, due caratteristiche che mi contraddistinguono. Amo da sempre i lavori difficili e lunghi, perché alla fine mi regalano quasi sempre una soddisfazione maggiore. Com’è nella mia natura di donna, costantemente protesa verso nuove sfide, soprattutto con me stessa, sono egoisticamente convinta che il successo si possa misurare non tanto sulla base del consenso collettivo, quanto piuttosto analizzando la mia personale, oserei dire intima soddisfazione, di essere riuscita a compiere la mia “impresa”.
5- Seguirai la stessa linea assemblativa e gli stessi materiali per la realizzazione del prossimo “germoglio” editoriale della collana?
Certamente! Una collana editoriale, in quanto tale, deve seguire dei canoni prestabiliti, altrimenti si tratterebbe di altra cosa. Ma la mia mente sta già lavorando a qualcosa di nuovo, e magari, forse, presto forse, realizzerò qualcosa, ma non voglio anticiparti nulla…

































