Recensione su “Qualunque cosa accada…amala” di Marisa Provenzano

il-fiacre4Recensione di Mariagrazia Scarnecchia su “Qualunque cosa accada…amala” di Marisa Provenzano , apparsa sulla rivista “Il Fiacre N. 9”  (dicembre 2008, N. 4)

Una scrittura dell’anima – non è un caso che Marisa Provenzano, nel suo primo impegno narrativo, provenga dalla poesia – caratterizza questo scritto. E, dell’anima Sofia, la protagonista del racconto, mantiene le caratteristiche per tutta la trama narrativa.
Le fa da contrappunto Andrea, il giovane figlio di cui seguiamo l’evoluzione temporale e spirituale.
Sofia e Andrea, la saggezza e il coraggio, la maturità e la giovinezza, la guida e l’allievo.
Sì, perché il romanzo, pur nella vivezza e nell’interesse dei contenuti, mantiene una valenza quasi allegorica, un percorso di vita che arriva a toccare valori universali che appartengono all’essenza di chi scrive, ma anche di chi legge.
Qualunque cosa accada, amala, titola l’autrice, e già lancia il suo primo messaggio che ispirerà l’opera intera.
E di amore, appunto, si tratta in questo romanzo, suddiviso in due parti: la prima, Qualunque cosa accada…amala, che descrive un percorso di vita, la seconda, Quei giorni…Frammenti di ricordi,in forma di diario, che pare risignificare attraverso una meditazione densa di emozionalità lo scritto narrativo.
Ma non è un amore verso qualcuno o qualcosa – certo Sofia ama profondamente il figlio e tutti i personaggi che si muovono nel teatro del testo – è un amore “universale”, una gratitudine verso la vita che ci è dato vivere. Un amore mistico, si potrebbe dire, in cui i grandi eventi non oscurano la piccola quotidianità. “…Sofia aveva imparato ad apprezzare le piccole cose ed aveva vissuto sempre nel sacrale rispetto dei valori importanti…”
E così il lettore viene preso per mano e accompagnato nella lettura, e si immerge nello svolgersi della vita della protagonista, e si appassiona, soffre e gioisce con lei. Ma non solo: riflette, soprattutto su di sé, sul senso delle cose, sul significato dell’esistenza. Perché ogni vita è unica, ma i sentimenti che la colorano sono universali.
Gioia e dolore si intrecciano, nel difficile percorso di Sofia, come in quello di ognuno di noi. Per questo la capiamo, le siamo vicini e ci riconosciamo in lei.  “…Tutti i personaggi di questa lunga storia hanno seguito la loro strada, che per scelta o per amore hanno stabilito essere la propria. I vicoli ciechi, le ignote mete di ogni personaggio di questa vicenda hanno lentamente assunto i contorni di ciò che siamo abituati a chiamare vita …”
Ed è soprattutto nella seconda parte del romanzo che la riflessione si fa sentimento. Basta una foto, un colore, un profumo, a far emergere la rievocazione di un passato prossimo o remoto, un brano della vita, un frammento della composita identità individuale che poteva sembrare perso nel tempo. “…Tra le mani quella vecchia agenda, la voglia di fare pulizia, ma cadono quelle due foto…”
Lo stile della narrazione è lineare, discorsivo pur nella complessità dei contenuti, attento alla ricostruzione del fatto, ma anche alla sua coloritura emozionale.
L’occhio di Marisa Provenzano, un occhio vigile e acuto, è capace di visione dell’esterno, ma, contemporaneamente, dell’interno, suo e di noi tutti.

Mariagrazia Scarnecchia